L’industria è a caccia di giovani talenti”

2020, 10/12/2020

l’istruzione tecnica e gli Its offrano tutte quelle competenze richieste dall’industria, considerato anche che l’85% dei lavori richiederà skills elevate

ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE 24.11.2020

di Cl. T.

«Le iscrizioni al nuovo anno scolastico sono fondamentali non solo per famiglie e studenti – ha spiegato Gianni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il Capitale umano – ma anche per il tessuto imprenditoriale, e per il bene dell’Italia, che, nonostante tutto, continua a essere il secondo paese manifatturiero d’Europa. A genitori e ragazzi dobbiamo parlare chiaro: l’industria è a caccia di giovani talenti, che si fa fatica a trovare. Faccio un esempio: i sei settori core della manifattura esprimono un fabbisogno di almeno 20mila diplomati Its l’anno. Sa quanti ne escono dagli istituti tecnici superiori ogni anno? Non più di 3/4mila unità. E i numeri non sono diversi per quanto riguarda i periti degli istituti tecnici: ne vorremmo molti, ma molti di più. E invece non ce ne sono abbastanza».

Vice presidente, come si rende più attrattiva l’istruzione tecnica?

Faccio una premessa. I nostri istituti tecnici e gli Its sono le scuole che, in assoluto, intercettano l’innovazione e le sfide che stanno trasformando il mondo imprenditoriale. Si tratta, da sempre, di istituti all’avanguardia e passepartout per l’occupazione. E questo messaggio va chiaramente riportato a famiglie e ragazzi, puntando su un orientamento che auspico “a tappeto” da qui fino al 4 gennaio (data di inizio delle iscrizioni on line al 2021-2022, ndr). L’ho detto di recente anche al governo: facciamo parlare i ragazzi usciti dagli istituti tecnici o dagli Its e che dopo pochi mesi lavorano nelle nostre aziende. Quale miglior testimonianza possiamo avere?

Il cambio di nome può aiutare?

Io penso di sì. L’istruzione tecnica è ancora percepita come seconda scelta, se non è si è abbastanza bravi per andare a un liceo. Niente di più falso. Basta vedere l’offerta formativa, e le materie che si studiano, in un istituto tecnico. Ma se i nomi e un certo linguaggio fanno più presa, allora assecondiamo il “marketing”, e chiamiamo gli istituti tecnici, licei tecnici.

Con un legame sempre stretto con imprese e territori…

Certamente. L’istruzione tecnica deve continuare a caratterizzarsi per laboratori all’avanguardia, al passo con i cambiamenti del mondo produttivo; e con un collegamento stabile con le aziende. Sotto quest’ultimo aspetto, ritengo un grave errore aver ridotto la scuola-lavoro, negli istituti tecnici, ad appena 150 ore nel triennio finale. In così poco tempo l’esperienza on the job rischia di essere vissuta come una gita in impresa. Anche l’edilizia scolastica va ripensata, e riadattata alle nuove modalità di insegnamento che non sono più solo frontali.

Perché un ragazzo dovrebbe scegliere oggi un istituto tecnico?

Perché offre concrete chance di occupazione, e per famiglie e giovani è un messaggio di fiducia. Vede, noi imprenditori abbiamo a cuore, non il posto, ma il lavoro dei nostri giovani, e credo che l’istruzione tecnica e gli Its offrano tutte quelle competenze richieste dall’industria, considerato anche che l’85% dei lavori richiederà skills elevate, di contenuto, cioè, tecnico e scientifico. In due parole, discipline Stem. Per tutti questi motivi, e con un tasso di natalità ai minimi termini, non si può sbagliare la scelta della scuola: non solo rischiamo di far aumentare la quota di Neet e l’abbandono scolastico, ma faremo un grave danno alle imprese e a tutto il Paese.